Pietro Ruffo

2RCABAU – Centro Internazionale della Grafica d’Arte
Urbino
Pietro Ruffo

settembre 2025

Pietro Ruffo

settembre 2025

Pietro Ruffo

settembre 2025

Pietro Ruffo

Buono di stampa 16 ottobre 2025

2RCABAU Team

21 ottobre 2025

Jack. Gaia, Flavio e Davide

ottobre 2025

Jack
Davide

2011

Falvio

2011

Gaia

2014

Collage

2014

Applicazione del collage

2012

Posizionamento della carta

2012

Registro della seconda lastra

2012

Stampa seconda battuta

2012

2012

Nascita di un evoluzione
Gianluca Marziani
Nascita di un evoluzione
Gianluca Marziani

La creazione di una stampa d’autore è materia complessa e minuziosa, vera entropia grafica  in cui l’alchimia delle differenze si sostanzia nell’armonia in equilibrio delle tecniche esecutive. Per 2RC tale metodologia è un mantra familiare sedimentato, un viaggio empatico assieme all’artista che partecipa al rituale estetico dell’unicum dentro la molteplicità. Si tratta di un processo dialettico tra la scrittura ideativa e la regia tecnica dei pesi artigianali, dove la sinergia metabolizza le esigenze pittoriche, il potenziale delle abilità grafiche, le qualità dei materiali e, ultima ma non ultima, la forma di un oggetto poetico che condensi valori tematici e chiavi concettuali.

Dicembre 2025: Pietro Ruffo apre il nuovo viaggio della 2RC con una finestra sulle meraviglie terrestri, un quadrato di sintesi compositva dove il sapere scientifico coglie la memoria dinamica del Pianeta. La cartografia di riferimento, datata 1893, si intitola “Nature in Descending Regions” ed è firmata Levi Walter Yaggy: si tratta di una sezione trasversale della Terra con paesaggi, elementi naturali e biologia marina, una stampa che nello scorso secolo veniva usata per finalità didattiche e che, oggi, assume valore testimoniale di un dinamismo geologico in cui l’antropologia, disciplina che svela il ciclo karmico della Terra, diviene  archeografia morale del cambiamento incessante. 

Ruffo riporta energia narrativa sul peso geologico della vita, ragionando sulla complessità della Natura, indagando il legame fusionale tra civiltà e paesaggio, modellando cluster che sovrappongono elementi semantici in una macchina temporale del resoconto quantico su atomi e cellule. La sua è la vertigine mondocentrica di uno sguardo ad ampio spettro, la virtù etica di un ragionamento luminoso e metafisico, il close-up filosofico che trasforma l’opera in una  risonanza yogica, un atman energetico che sfugge alla centralità prospettica per destarsi nella moltiplicazione di centri propulsivi. 

LE MONDE-AVANT LA CREATION DE L’HOMME si presenta con un formato di centimetri 95×95, dimensione che Simona Rossi considera l’equazione perfezionata dell’unicum grafico nonchè doveroso filo di continuità con il progetto ”Presenze Grafiche”, creato nel 1971 da Valter Rossi che intravide nel quadrato l’aura alchemica dello spazio ideale. Per Ruffo il quadrato era un formato meno tipico, lui che ama lo sviluppo orizzontale o circolare dell’opera, eppure la stampa galleggia stabile in questa quadratura euclidea che esalta la sintesi paradigmatica della sua iconografia, condensando a misura la geometria parziale dell’occhio aereo sulle fisionomie terrestri. Il risultato ci restituisce momenti atmosferici differenti: paesaggi e cartografie, animali marini e forme vegetali, inchiostri e penna biro, impressioni e sovrimpressioni, chiudendo con l’onda intensa di quel nero definitivo, il segno che attraversa spazio e tempo come fosse l’impronta fossile ove tutto si condensa, specie di macchina del tempo compresso ma srotolabile in ogni direzione.

Quello schiaffo ondoso del nero nasce da una conchiglia, ovvero, l’oggetto geologico che conserva memorie fossili di lunghissima data, sorta di registratore architettonico in cui la forma ergonomica diviene parte abitabile del soggetto generatore, restando poi involucro resistente, capsula biologica di un sistema protettivo che ci ricorda l’ordine naturale della nostra amata Terra. 

La foresta primordiale evocata dal titolo racchiude la storia del pianeta prima degli esseri umani, un lunghissimo periodo vegetale in cui il ciclo cellulare scorreva senza che alcuna persona ne contemplasse lo spettacolo sublime. In un mondo così selvaggio, privo di testimoni diretti, il controllo ricadeva nella resilienza estatica degli elementi, un’orchestra biologica dove tutto partecipava alla sinfonia della pura esistenza ciclica. Cinquanta milioni di anni fa, bene non dimenticarlo, la Terra era rivestita da una foresta tropicale, un habitat impenetrabile che Ruffo sembra ascoltare come fosse l’eco di un’ archeologia sonora, la traccia elettrica che l’inchiostro della biro riporta nella sua fibrillazione fotosintetica. È il risuonare progressivo del tempo immenso nella scala del gesto manuale, un cascame ancora umido con la sua linfa blu che giunge a noi, nei modi grafici di una microstella nel firmamento cartaceo, svelando sfasature temporali e margini emotivi che tracciano la natura essente delle nostre origini. 

È un sistema di analisi enciclopedica a guidare l’approccio di Ruffo al tema progettuale. Il quadro diviene la sintesi di una conoscenza graduale e sublimata, il collage e i ritagli incarnano la magia visiva che inventa il resoconto altrimenti impossibile. Ecco avvicinarsi distanze incolmabili, evidenziarsi processi con le loro condizioni fisiche, sovrapporsi lo spaziotempo millenario sotto un clima demiurgico che rende plausibile il dialogo tra micro e macro. Pietro Ruffo sembra un allievo talentoso di James Lovelock, il filosofo che diede un nome al Pianeta – Gaia – e che rilevò la macrobiologia di questo corpo vivente immenso, un essere senziente che agisce su princìpi di azione e reazione funzionali, similmente ad un umano ma con la grande scala dell’estensione geologica. I diversi cicli di Ruffo ci raccontano le storie di Gaia attraverso l’alchimia luminosa dell’apparato visivo, mostrando le diverse fasi della sua gigantesca vita, gli svariati aspetti del carattere climatico, le molteplici vie del suo sapere biologico, guardando gli “abiti” con cui Gaia si veste tra oceani e continenti, i modi in cui “trucca” il suo corpo possente, le maniere di comportarsi per attivare le giuste strategie di resilienza. 

Chiudiamolo il nostro viaggio con le pupille sulla stampa quadrata, su quella meraviglia liquida che attraversa l’invisibile e ci restituisce l’ordine nascosto degli dei, la nostra radiante piccolezza cosmica ma anche la potenza delle immagini che trascrivono parti di mondo, abilitando la memoria a risuonare come il suono delle stelle felici.

Pietro, Simona e Gaia
Pietro Ruffo numera la tiratura
Pietro Ruffo firma la tiratura

Nel lampo di un attimo cristallino ho riconosciuto in Pietro Ruffo l’artista con cui desideravo lavorare. Lo avevo incontrato per un altro progetto e subito mi aveva colpito quel suo approccio professionale e al contempo amabile, empatico, morbido come il tono della sua voce. Tempo dopo abbiamo iniziato un dialogo per questa produzione e ogni volta mi confermava quel sentore di morbidezza accogliente, di virtù affettuose senza perdere il focus su ogni dettaglio tecnico, con una concentrazione professionale che avevo visto da piccola nei maestri che gravitavano da noi in stamperia.

Dal 21 ottobre, con la partecipazione al progetto di tre studenti del biennio specialistico della scuola della grafica e un ex studente dell’Academia di Belle Arti di Urbino, è stata portata a termine la prima grande tiratura. Ogni gesto, ogni movimento sembrava una danza matissiana tra spontaneità e professionalità, un simposio artigiano che trasformava lo spazio di lavoro in una camera delle meraviglie, un posto ideale fatto di scambi altruistici e azioni generose. Durante quei giorni si è formato un nucleo unico, un piccolo universo dove competenze e creatività si fondevano, dove ognuno trovava il proprio ritmo senza mai sovrapporsi agli altri.

La percezione del lavoro in gruppo diviene sensazione viva di un legame familiare, sorta di costellazione umana al cui centro vedo l’opera in produzione, come una grande madre temporanea che genera relazioni e costruisce identità sentimentali lungo il suo farsi. Un legame atavico che connette ognuno di noi con gli altri qui coinvolti, generando frutti che alimentano l’arte e le sue conseguenze sugli affetti reali

Accanto a noi c’è Gianluca Marziani che dirige gli strumenti curatoriali di un’orchestra polifonica e coerente, caratterizzata da processi lenti e visioni strutturate, da memorie antiche e innovazioni dinamiche, lungo sentimenti di appartenenza che rendiamo assieme armonia di forme e sostanze.

Questo stesso approccio ci guida nella nuova avventura ad Urbino: oggi Gianluca segue con me le attività curatoriali e assieme tessiamo trame in cui l’opera è un volano estetico ma anche sentimentale che allarga la geografia emotiva dei nostri percorsi.

Ora, mentre il primo progetto giunge alla sua conclusione, resta la memoria di un’esperienza irripetibile, fatta di arte viva, di amicizia respirabile, di un’energia che sembrava respirare insieme ai fogli stampati. Un momento in cui la creatività ha trovato il suo spazio più puro, e la collaborazione si è trasformata in poesia oltre il tempo. Con la promessa che sia solo l’inizio di un lungo viaggio familiare.09).

Attraverso la donazione del torchio si è avviata una collaborazione artistico-culturale tra l’Italia e la Cina che darà modo di orientare i giovani verso la ricerca nel campo dell’incisione e di lavorare con artisti di fama mondiale in un ambiente internazionale.