Cristiano Pintaldi

pittura ad acrilico

Trasmissioni 1

1990

Trasmissioni 2

1990

Testo di Luigi Scialanga

Si tratta di scegliere tra un pessimismo distruttivo ed un pessimismo costruttivo. Tomas Maldonado da “La speranza progettuale”, 1970.

La giovane età dell’artista determina un particolare modo di avvicinamento al suo lavoro. Piuttosto che sottolineare similarità o parallelismi di tendenza, trovo utile soffermarmi sulla natura dell’immagine realizzata perché in essa traspare, drammaticamente catturata nella maglia compositiva, l’essenza stessa dell’arte di Cristiano Pintaldi.

L’artista utilizza, senza prevenzioni concettuali e culturali, l’immagine televisiva o meglio il prodotto che dal mezzo tecnologico scaturisce in forma» di immagine. La televisione, Installata ormai nella cultura dei nostro tempo, sembra vivere una sua naturalezza organica, innestata nel tessuto sociale della vita. Una televisione dunque che sottintende familiarità ed accettazione, di cui conosciamo il carattere a volte noioso, a volte ribelle, ma pur sempre invadente ed inevitabile, come la presenza in casa di un nevrotico ma amatissimo zio.

E dunque, nel segreto della personalizzazione dei mezzo televisivo, quasi in un gesto di candore, l’artista si è lasciato guidare da un sensibilissimo sospetto: quello cioè che al di là delle brusche manifestazioni e dell’invadente onnipresenza, il cubo-parente possedesse un’anima.

Un lungo e silenzioso lavoro di osservazione ha permesso a Cristiano Pintaldi di liberare la «forma» dalla sua manifestazione superficiale, facendo coincidere il segreto tecnologico dell’immagine con il suo contenuto interno – restituendoci l’anima segreta della televisione -. Voglio dire cioè che, superando Ilillimite razionalistico della ricerca visuale, questo artista ha operato In termini emozionali. Quasi a voler restituire al video quella dignità segreta che non tanto è decifrabile nella sua manifestazione finalizzata di prodotto, quanto nella sua sofisticata natura di elaboratore, trasmettitore sapiente e, suo malgrado, di manipolatore.L’impiego del pixel, quale modulo primario della composizione pittorica, rende l’immagine reticolare ripetitiva e geometricamente caratterizzata.

La struttura dei quadro si configura dunque in una prima stesura ossessiva e rigorosamente predisposta. Ma a questa fase iniziale segue una fase estraniante e poetica. L’artista piega la fissità della maglia ad una sua «visione» ed oppone all’omogeneità dei tessuto tecnologico, l’apparizione di luci, ombre, presenze sfuggenti e tuttavia reali pur nella loro vaga conformazione. Il reale dunque coincide per Cristiano Pintaldi nella rivelazione dei segreto, di ciò che non solo è nascosto ma soprattutto che è stato elaborato ed alterato.

Ogni complessità ed ogni trucco presuppongono l’essenzialità di una strategia, una condizione privilegiata che agisce per sovrapposizione, distanziando la propria realtà dalla sua manifestazione.

La prima mostra personale di questo giovane artista si pone come occasione di ripensamento e di ottimismo. Al di là dell’immagine o prima dell’immagine esistiamo noi spettatori, e al nostro occhio compete la capacità di vedere anche ciò che ci è stato celato.