Francis Bacon

opere grafiche
2RC Roma – Milano

Seated figure

1992

Study from a human body

1992

Right panel of the triptych

1992

Sono tre acqueforti e acquetinte di grande formato, che riportano i suoi autoritratti ed i suoi personaggi.

Queste incisioni sono state fatte in coedizione con la galleria Marlborough di Londra, che le ha presentate il 7 ottobre assieme alle ultime opere dell’artista, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Marlborough a Madrid.

Francis Bacon (1909- 92) è stato esclusivamente pittore quasi fino all’estremo. Solo recentemente si era lasciato convince re da qual mago della stampa che è Valter Rossi a cimentarsi con l’incisione. L’artista era molto anziano e malandato, in piu si portava dietro una fama di incontentabilità e riottosità che lo rendevano ingovernabile. I Rossi avevano progettato con lui una serie d’incisioni, di cui solo tre sono andate in porto e concluse prima della morte; le altre sono rimaste abbozzate insufficiente neppure per dare un’idea delle intenzioni del maestro.

Bacon si era segnalato presto. Una «Crocifissione» del ’31 era stata pubblicata da Herbert Read. La sua produzione è cospicua nonostante la feroce autocensura estetica che lo ha portato a distruggere una quantità immensa di dipinti. Se difficilmente lo soddisfaceva l’unicum, si puo immaginare con quanta diffidenza doveva guardare a set d’incisioni tutte uguali: normalizzare l’eccezione. È stato Fabrizio Clerici a indicarmi la via per immedesimarmi nell’opera di Bacon quando, tagliando corto con le discettazioni sulle qualità formali della composizione e della pennellata, mi disse: «guarda che cosa ha saputo dire Bacon sulla sordidezza della vita e sugli abissi dell’anima». Bacon, dunque, ha abolito per sè il problema della bella pittura (in questo senso una parte della sua produzione è scadente), dando ai contenuti un violento valore di forma. Quando dipinge una stanza non allude a «questa particolare stanza» piuttosto vuole rendere «un claustrofobico senso di recinzione». «L’uomo adesso capisce di essere un accidente; essere del tutto futile che deve stare al gioco immotivatamente… ogni forma d’arte è divenuta un gioco col quale l’uomo si distrae… nel mio caso ogni dipinto – e più invecchio, più è cosi – è un accidente».

Con questo spirito si capiscono le difficoltà che Bacon ha frapposto alla riproducibilità seriale di un’angoscia, di uno stato d’animo. Eppure, la collaborazione è stata fruttuosa, le tre stampe licenziate hanno la chiarezza perentoria dei postulati del maestro irlandese più la ricerca di sfumature, di delicati trapassi, di luminescenze che lo stampatore è riuscito a preservare quasi che si trattasse di dipinti. Nell’immagine più violenta un uomo sta seduto frontalmente, un giornale o un manifesto ai suoi piedi. sembrerebbe un idolo africano se non fosse che la brutalità della torsione e la deformazione espressionistica del volto volgono in violenza l’apparente ieraticità dell’impostazione. Un nero che attraversa il campo semplificato in due riquadri, nero e arancio, è il soggetto della seconda incisione. Anche nella terza lo spazio è sintetizzato da tre riquadri l’uno interno all’altro. Sembra Albers, ma il fine non è pacificatorio e sensuale, è dinamico e forte. In questa terza incisione con un autoritratto preso da una fotografia giovanile, Bacon ha lasciato una sorta di testamento spirituale: un’immagine di giovinezza e d’incontentabilità esasperata. Per ritrovare la sfumatura esatta del. colore sono state necessarie diverse sedute di lavoro ed infine si e riusciti a trovare la tonalità giusta solo lavorando alla stessa ora e con identiche condizioni di luce diurna.