Simone Lucietti

scultura
2RC Roma

In/cubo

1998

Barone Rosso

1998

A cura di Antonio Arevalo

Il Signor pericolo di Morte

Simbolicamente la morte ha sempre significato la fine eli qualcosa di positivo e vivo: un essere umano. Un animale, una pianta, un’amicizia, un’alleanza. la pace. Un’epoca.

Come simbolo, la morte è un aspetto distruttore dell’esistenza e indica ciò che scompare nell’ineluttabile evoluzione delle cose. Ma la morte è colei che introduce anche i mondi sconosciuti degli inferi o dei paradisi: ciò mostra la sua ambivalenza e l’avvicina in qualche modo ai riti di passaggio. E’ rivelazione e introduizione: tutte le iniziazioni attraversano una fase di morte prima di aprire la via a una vita nuova: dematerializza e libera le forze ascensionali dello spirito.

Chi tocca i fili muore!

Ci appare in mezzo del cammino e sussiste come avvertimento, come segnale d’allerta, e c’è poco da dargli torto.

Questo fine secolo ci ha fatto condividere tutti gli stati di vita e morte conosciuti.

La natura muore sotto i nostri passi senza che nessuno di noi se ne renda conto e pure i principali artefici di questa morte siamo noi. E pochi ce lo dicono. E pochi lo sanno.

E se lo sanno:

-è conveniente non sporgersi dal finestrino”,

ci diciamo, continuando il nostro pellegrinaggio verso il quotidiano pericolo.La nostra integrità è minacciata da ogni parte, la persona umana è lacerata nella sua sostanza dalle tecniche più subdole, dall’alienazione o dalla brutalità, dalla storia che ci aggredisce senza risparmio di colpi. Lìmmagine dell’uomo è rotta, spezzata, frantumata nella sua unità. Se dunque si deve rappresentare qualcosa è questa dura verità di sopraffazione in termini altrettanto rotti, spezzati, frantumati.

IN/CUBO

Trascinando le sue esperienze giovanili, Simone Lucietti (nato a Bassano del Grappa nel 1969) ci fa vedere la metropoli periferica che è stato, il raduno generazionale, il disagio associato, i centri sociali, le esperienze estreme, un passato da skinhead, le vite estreme.

E nonostante questo, come l’erba che clandestina cresce nel cemento, il bambino che c’è in tutti noi ci appare. Il soffice del peluche, il liscio dell’alluminio sparato, imbullonato e preso di mira.