Andrea Nurcis – Salto nel buco

2003

Sonnambulo

2001

Orinatoio

2003

Pittura fantasma (Fontana)

2003

Il lavoro di Andrea Nurcis non è mai voluto essere un lavoro lineare concentrato solo su uno stile, un linguaggio o una unica ricerca formale o concettuale. Attraverso le sue varie mostre, installazioni, video-opere, in Italia e all‚estero, Nurcis ha sempre cercato, in primis, di costruire uno spazio, delimitare un contenitore in cui potessero convivere con coerenza diverse esperienze concettuali e di linguaggio. Per questo i mezzi, i materiali e le tecniche usate dall’artista non sono mai stati confinati entro un unico medium espressivo e hanno spaziato senza limiti da quelli più tradizionali a quelli più tecnologicamente avanzati. A questo proposito è sorprendente rimarcare la padronanza tecnica dell‚ artista e la sua perfetta disinvoltura con cui si muove tra i disparati medium di volta in volta scelti per i suoi scopi. Ovviamente, occorre sottolinearlo, non è il medium stesso – cioè il feticismo per quel dato materiale o per una data tecnica artistica – che costituisce il senso dell‚operazione, bensì appunto uno scopo più complesso e articolato che non sempre può apparire immediato agli occhi dello spettatore.

E’ sicuro che il lavoro di Andrea Nurcis rappresenta un caso unico nel panorama dell’arte giovane italiana con tutti i rischi e i pregi che questa sua “unicità” può contenere.

A differenza degli attuali trends artistici, molto attenti alla documentazione del quotidiano attraverso l’uso di linguaggi basati sul realismo e sulla cronaca, Nurcis concepisce le sue opere come una esperienza visionaria contenente nella sua struttura elementi di stratificazione che attraversano la storia e il senso del tempo, sempre cercando un confronto e un dialogo con la vita, anche se spesso questo confronto avviene attraverso la prospettiva di una elaborazione ossessiva, mentale e fisica sul rapporto tra il senso dell’arte, dell’immagine e l’esperienza del vivere nei suoi aspetti ritualistici e psichici. Un percorso tra la miseria e la preziosità della materia e del pensiero. In bilico tra il senso di eternità e disfacimento.

Questo avviene quando gli ori delle tavole e le materie industriali, convivendo assieme, corrompono nobilmente le superfici dei quadri. La concretezza plastica della scultura è messa in rapporto dialettico con la raffinata precarietà degli accostamenti dei materiali. Le superfici si aprono, stillano essenze preziose e cristalline. Dalle forme, dai personaggi delle sculture sgorgano dei flutti in un misterioso quanto ironico tentativo di rappresentare plasticamente l’elemento liquido. Sulle forme talvolta si depositano autentiche ragnatele, si posano mosche o piccoli insetti, rimangono impigliate scorie consunte di realtà.

Collocate in galleria, ma spesso in quelle stanze riservate non alle esposizioni quanto all‚attività promozionale, di archivio e di ufficio, le opere osservano il mondo ma ci guardano da un’altra dimensione; non cercando equilibrio, esse sono il risultato di una esagerazione, di una estremizzazione del pensiero e dell’esperienza. Opere riempite di senso sino alla saturazione, sino al rischio della loro esplosione.

a cura di Gianluca Marziani