Grillo Demo

pittura e collage

Allestimento Mostra

2003

Bambino

2003

Candolin

2003

Fiori

2003

Jasmin “squares”

2002

A cura di Laura Cherubini

Nell’opera di Grillo Demo l’amato gelsomino appare ovunque: su toreri, Madonne, Crocefissi, Bambin Gesù, sul Bacco caravaggesco, sul Tondo Doni di Michelangelo, sul Cristo del Beato Angelico. I cinque petali bianchi del gelsomino, trasposti in una concreta iperbole, fanno da piede ad alcuni tavoli, così come una gigantesca farfalla fa da base a una mensola. In Crucifixion with Falling Jasmine (2002) i fiorellini bianchi sono dipinti ad acrilico sulla stampa fotografica, si dispongono sull’asse verticale e si stagliano nitidamente sulla scura sagoma della croce, che a sua volta spicca sul cielo nuvoloso, laddove il contrasto cromatico si trasforma anche nel contrasto tra la gentile grazia del fiore e la drammaticità della scena. La fioritura è più ricca e più largamente disseminata nell’opulento Bambino del 2000. In una messa in trasparenza a un codice figurativo se ne sovrappone un altro.

Una serie di dodici figure femminili (acrilico, gesso e collage su tela, 2003) è stata realizzata nel corso di un viaggio a Goa, in India. Si tratta di immagini femminili ritratte in pose leggiadre che risalgono agli anni Trenta e sono state ritrovate presso un antiquario di Bombay. La casualità del reperto che genera l’opera scaturisce dalle traiettorie del viaggio. Su queste figure di giovani donne appaiono in sovrimpressione uccellini, gelsomini e altri fiori. Alle ragazze viene dato un nome attraverso i titoli (Stolim, Candolin, Bambolin) che in alcuni casi (Sueno, Venus, Mujer rosa) alludono alla femminilità legata alla dimensione onirica e al tema della bellezza. Sotto la pittura il volto è sempre enigmaticamente celato. Infine il caratteristico fiore a cinque petali (numero legato al pianeta Venere) viene sottoposto a ingrandimento e isolato, su due pannelli di legno (viola e nero) e su sei tele quadrate (rosso, nero, verde, giallo, fucsia, rosa). Questi fiori accampati su sfondi monocromi sono quasi ritratti. Nelle Allegorie di Aziz Eddin è il gelsomino stesso a presentarsi: “Il mio odore penetrante vince il profumo di tutti gli altri fiori; sicché gli amanti mi scelgono per offrirmi alle loro amanti. Nasco dai tesori invisibili della divinità e mi riposo nelle pieghe che forma la sua veste”.