Equilibrio

GAMC Museo d’arte moderna e Contemporanea 
Viareggio

La proposta del Senatore Giovanni Pieraccini per un progetto di collaborazione con il Museo d’Arte Moderna GAMC di Viareggio proprio nel 2009 porta i Rossi a valutare la possibilità che si potesse attuare quanto in così breve tempo era successo in Cina.

Nel 2013 gli viene assegnato uno spazio, idoneo per la stamperia, adiacente alla GAMC. Lo stesso prendera nome Centro Internazionale della Grafica d’Arte 2RCGAMC.

Alla fine del 2014 inizio 2015 ha luogo il primo Master in Editoria, Managment e in collaborazione con l’Accademia di Firenze. Nel quale Valter ed Elonora Rossi insegnano le loro tecniche agli studenti. Valter Rossi scopre così una sua vera passione per l’insegnamento.

Dalla Cina vengono invitati i tecnici Cinesi dall’Accademia a fare dei workshop in Xilografia.

A Master concluso, tre studenti partecipanti hanno vinto una borsa di Studio donata dalla Fondazione Nando e Elsa Peretti e hanno potuto continuare il loro apprendistato con i Rossi.

Presentazione a cura di Senatore Giovanni Pieraccini

Questa prima mostra del Centro Internazionale della Grafica d’Arte 2RCGAMC è importante per molte ragioni: innanzitutto chiude un lungo periodo iniziato dieci anni fa, quando ho constatato il notevole patrimonio grafico passato per la mia donazione alla GAMC, ebbi l’idea di affiancare il Museo con una Scuola di Grafica per giovani allievi.

Era, allora, un’idea modesta ma ci fu l’incontro a Roma con Valter Rossi e l’idea crebbe, come crebbero insieme le difficoltà. Furono dieci anni difficilissimi e con questa mostra la mia antica idea si è fatta carne e corpo. Non è un evento da poco per Viareggio la nascita di un moderno centro inter- nazionale culturale nei giorni amari e difficili del suo tragico dissesto è, in verità, sorprendente il perpetuo silenzio che circonda il Centro della Grafica dalla sua nascita e la conferma del legame internazionale tra Viareggio, Pechino e la cultura cinese.

La mostra testimonia anche la rete di istituti e fondazioni legati al funzionamento e finanziamento del centro, restituendo in tal modo alla cultura viareggina quella capacità di essere un centro di correlazione e collegamento come è stata nei suoi grandi anni, anche sul piano nazionale.

Sono collegate innanzitutto l’Accademia di Belle Arti di Firenze che, in collaborazione con Valter Rossi, ha svolto l’opera decisiva nella scelta di Professori di alto livello e in quella dei giovani allievi; Hanno inoltre finanziato il master, attraverso l’erogazione di borse di studio, la Fondazione Nando Paretti, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, la Fondazione Candido Sperone di Roma (Fendi) e il Laboratorio di Robotica Percettiva dell’Istituto TeCIP della Scuola Superiore S.Anna di Pisa.

Questa stessa mostra è resa possibile grazie ad un finanziamento erogato dall’Istituto Confucio, connesso appunto alla Scuola S. Anna di Pisa, e a fondi previsti a disposizione del master.

Dobbiamo essere grati a tutte queste istituzioni che continuano a dare a Viareggio un ruolo non provinciale, attraverso l’opera rarissima di dare al centro una piena autonomia finanziaria, in modo che il Comune di Viareggio non ha dovuto versare neppure un euro e non debba versarne neanche in futuro.

 Essendo un risultato più che raro quasi unico, è veramente stupefacente il silenzio intorno al Centro che continua ancora oggi. La mostra lo rompe e fa conoscere alla cittadinanza il Centro stesso.

In base ad un evidente errore di interpretazione, il Centro ha dovuto superare difficoltà notevoli perfino per la sua sopravvivenza, essendo stato considerato un istituto meramente privato, mentre invece è – come tante istituzioni culturali italia- ne – un istituto pubblico-privato: La 2RC di Valter Rossi, come parte privata, ha donato torchi, attrezzature e professionalità; Arcus, come parte pubblica, ha finanziato la ristrutturazione e la gestione del laboratorio e delle aule didattiche e studi d’artista;

Il PIUSS Regione Toscana ha finanziato la riqualificazione e riadattamento strutturale del laboratorio per conto del Comune, che ne è diventato proprietario, allo scopo specifico di farne un laboratorio della grafica d’arte unico e autonomo. La mostra degli allievi, infine, chiude anche questo equivoco.

 Naturalmente, il valore di una mostra non consiste nelle difficoltà che è riuscita a superare ma nel valore artistico delle sue opere e questo valore è evidente nei giovani allievi. Le opere esposte sono quelle di giovani validi e promettenti, che qui cominciano il proprio curriculum artistico o – se volete – la loro carriera, ridando a Viareggio un ruolo di levatrice di ingegni.

Permettetemi di chiudere con una mia considerazione che mi è cara. Ho lavorato tutta la vita e continuo a farlo per una cultura che non si richiuda negli angusti confini nazionali ma abbia un respiro internazionale, sia un dialogo fra culture.  I due stagisti cinesi presenti al primo corso del Centro, che confermano il collegamento con la Cina, hanno lavorato nel laboratorio e fatto nascere le prime opere. Con grande gentilezza sono venuti insieme agli altri allievi da me a portarmi, nel ricordo della mia prima lontana idea, la loro opera e a donarmela.E’ una bella opera e vi si legge il segno dell’arte cinese, coniugato al segno dell’arte occidentale. Questa capacità di integrazione tra le due culture è stato ed è per me la più alta riconoscenza che abbia potuto avere ed è anche la più alta lode che abbia ricevuto.

 

 


In Bilico a cura di Elisabetta Trincherini
Docente di Storia dell’Arte Contemporanea

Equilibrio raccoglie e presenta, oltre a un’omonima opera di gruppo a sei teste e 12 mani, sei libri d’artista e alcune stampe di giovani artisti selezionati dalla storica Stamperia d’ Arte 2RC di Valter ed Eleonora Rossi. Nomi, questi, tutelari e di riferimento a livello mondiale per la stampa d’arte. E, per chi mai non ne fosse a conoscenza, basta sfogliare, anche distrattamente, le pagine del catalogo a cura di Achille Bonito Oliva Doppio sogno dell’arte 2RC tra artista e artefice, per rendersi conto della portata storica di questa stamperia che negli anni Settanta affiancava a quella romana una sede newyorkese e oggi, anche grazie a quella cinese, continua a vantare l’atout di lavorare unicamente e sempre con i più grandi.

Collocata, in più di mezzo secolo di attività, do Occidente a Oriente, nello svolgersi dei fenomeni già dall’istante prima che ii mondo globalizzato e fluido dell’arte contemporanea consacri ii successo di un artista.

Questo rende già di per sé Equilibrio un fatto quanto meno curioso, ed è con dispiacere che chi scrive apprende l’incertezza sul futuro di un progetto lungimirante e avanzato per ii territorio versiliese, quale è quello che coinvolge un’entità artistico-culturale di questa portata insieme con la GAMC di Viareggio, il suo Comune e l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Laura Peres, Laura Fonsa, Irene Puglisi, Elisa Favilli, Elena Mantovani e Nicola Salotti vanno dunque inquadrati in quest’ottica: la volontà della 2RC di investire su giovani artisti, collaborando al completamento di una loro formazione specifica che Ii renda figure “ibride”. L’Equilibrio di cui parlano gli artisti non è solo quello atto a far coesistere le loro specificità all’interno di un’opera collettiva, ma anche quello che potrebbe e dovrebbe caratterizzare la loro carriera presente e futura in bilico tra la capacità di prestarsi alla realizzazione dei sogni artistici altrui e quella di dar corso ai propri.

Il lavoro di Laura Peres annovera le tecniche dell’acquaforte e dell’acquatinta, che pure gestisce con sicurezza, anche se il suo tratto distintivo va probabilmente cercato nella xilografia all’acqua e cianotipia a doppia matrice di Astrolabio, nella fotoincisione su rame delle Rotazioni lunari e del libro d’artista Tè -tra-de, nome che fonde il richiamo sia alla luna rossa e alle quattro eclissi lunari, dette “di sangue”, susseguitesi nel biennio 2014-2015, sia al culto tetradico, ovvero delle quattro divinità che l’artista individua nelle sue compagne d’avventura. Stampatrice e fotografa, Peres presta la propria doppia formazione a opere che coniugano la raffinatezza della stampa alla matrice fotografica, con un omaggio alle sperimentazioni calcotipiche di fine Ottocento.

Laura Fonsa iscrive il suo lavoro colto ed esteticamente riuscito nella ciclicità dei ritmi naturali, alternanze compassate, benefiche e necessarie al fiorire tanto dell’elemento naturale in terra quanta di quello mentale in testa, che ben si compenetrano tra loro nelle stampe Cristalli liquidi, Solleva le tue vele, Macine. Non è un caso che l’altro polo d’attrazione della sua ricerca sia lo svolgersi delle leggi numerico-matematiche, così la successione di Fibonacci e la sezione aurea sono, insieme all’elemento naturale, protagoniste del libro d’artista Forma Mentis. Le ricerche estetiche dei poveristi, come l’elemento alchemico in Duchamp, le sono d’ispirazione per un ragionamento personale e autonomo che abbraccia in poche mosse raccolte ed efficaci molteplici tecniche di stampa.

Irene Puglisi per il suo progetto di libro d’artista 46 Querce per 46 Antenne è mossa da assunti ecologistici che mirano a sollecitare un dibattito sulle sorti della riserva naturale siciliana della sughereta di Niscemi, oggi compromessa dal M.U.O.S. (Mobile User Objective System), moderno sistema di telecomunicazioni satellitari della marina militare statunitense la cui istallazione attuale già supera i limiti di legge imposti sulle emissioni elettromagnetiche. Per denunciare un problema corrente, figlio di una tecnologia d’avanguardia e spietata, Puglisi utilizza una tecnica antica; così l’acquatinta su lastra di rame, l’acquaforte e la punta secca sembrano volersi riconnettere ad altre opere di denuncia pressante che nella storia dell’arte da Goya a Picasso hanno prediletto la stampa come mezzo d’espressione privilegiato. Evidente anche il richiamo alla 7000 Querce di Beuys che, nell’edizione di Documenta dell’82, portava a Kassel 7000 pietre di basalto da piantare in sostituzione di altrettanti alberi di quercia.

La giornalista e ricercatrice Elisa Favilli si presta al progetto cimentandosi con un libro d’artista dal titolo itinere che rimanda nelle soluzioni estetiche alle sperimentazioni di poesia visiva, ma il cui obiettivo fondante è quello di trovare un supporto alternative in forma di veste grafica a un’operazione di denuncia sociale che ha avuto la carta stampata dei quotidiani come terreno primario di diffusione. Dove l’operazione di denuncia è assente Favilli si concentra sui suoi filoni di ricerca in ambito storico-artistico vertenti soprattutto sulle architetture del Sei-Settecento, come nel caso dell’acquatinta su rame Stanza.

Elena Mantovani con ii libro d’artista Blaubart oltre la porta propone un lavoro a forte impatto coreografico: punto di partenza e di riflessione sono infatti le coreografie di Pina Bausch e in particolare quella appunto del Blaubart. Acqueforti e acquetinte si muovono, come già nel ’77 avevano fatto i corpi diretti dalla Bausch, alla ricerca di una gestualità flessuosa e potente. II rapporto uomo-donna di quel “balletto” – che non era più possibile definire tale – ultra contemporaneo risultava trasceso in una dimensione coreografica violenta che le puntesecche di Mantovani ricercano e incontrano. Così come il rituale di attrazione-distruzione che ii dramma metteva in scena ritorna nelle ossa e nelle giunture stilizzate e allungate che sembrano appunto tendersi sotto la spinta di uno sforzo estremo per poi tornare in posizione. Allusive di questo sentire sono anche la maniera nera Mutazioni e l’acquaforte II Ventre.

Nicola Salotti, che si forma come pittore e come tale continua a operare, affiancando a questa strada quella della stampa d’arte, qui propone come libro d’artista I.O. Input Output. Emerge chiaro dalla ricerca di Salotti l’interesse per ii terreno d’incontro tra arte e scienza, anch’esso non a caso in precario equilibrio, che poco si connota come spazio di appassionata connivenza e più ci pare rappresentare la registrazione da parte dell’artista di quella spregiudicatezza cosciente che la spinta a una tecnologizzazione selvaggia sembra condurre tutto e l’uomo certamente. Acqueforti e acquetinte, qui graficamente convincenti, ci descrivono un oggetto teorico sfaccettato quale è questo luogo d’incontro. Così come l’acorporalità del virtuale, nella nota definizione di Virilio, e resa con efficacia da Salotti sia con la battitura a secco che con la fotoluminescenza, tecnica che rende possibile assegnare una differente corporeità a seconda che ci si osservino le sue stampe al buio o alla luce.

Nello stesso ambito è possibile inquadrare opere come le maniere nere cinesi

Emersioni e Biologie metalliche.