Carlo Guarienti

olio e opere grafiche

Undici giugno

1988

Poliedro

1988

Senza titolo

1988

Grande natura morta

1989

Macchina inutile

1988

Do

1988

In questa mostra Carlo Guarenti presenta 9 acqueforti recenti o recentissime1 e insieme le illustrazioni per il volume “Pretesti” del 77 nel quale venivano illustrate sei poesie di Cortazar. Il lungo lavoro di Guarienti nella grafica, andrà studiato, come e stata anche di recente giustamente studiata e valutata la sua pittura, perché uno studio attento e approfondito del suo percorso porterà almeno a due conclusioni di grande interesse: prima di tutto un continuo e limpidissimo progresso raggiungendo – come in questa mostra -“una libertà difficilmente intuibile agli inizi della sua avventura di pittore”. Citiamo Mazzariol nella presentazione al catalogo delle grandi mostre di Verona e dell’Accademia di Francia a Roma dell’88: “Libertà dal particolare, dal simbolo, dall’angoscia dell’imprevisto; libertà espressiva affidata a una luce mentale che modifica il dato fenomenico penetrandolo, chiarendolo, rivelandolo alla nostra conoscenza visiva”. La seconda conclusione, forse ancora più interessante, sarà quella, raffrontando il lavoro grafico con quello pittorico, del continue, mutevole scambio di esperienza espressiva e tecnica che esiste tra l’un lavoro e l’altro.

Lavorando alla grafica, Guarienti ha via via acquisito nuove tecniche e nuove conoscenze, e le ha continuamente trasfuse nel lavoro pittorico coevo o immediatamente successive; egualmente lavorando in progress alla sua pittura, ha raggiunto e sperimentato dati di ispirazione e di forza poetica che sono poi passati alla grafica coeva o successiva. Non è un esempio isolate in questo senso. Ne abbiamo parlato giorni fa nel suo studio, nelle belle terrazze tra Via Margutta e il Pincio e, uscendo dal suo solito riserbo, Carlo diceva di essersi convinto, studiando ad esempio Rembrandt,che i fondi di certi suoi quadri resterebbero inspiegabili se non si conoscesse la sua grafica. Saltando secoli e nazioni, dicevamo insieme, del resto, quanta questo processo di mutuo scambio tra grafica e pittura sia stato presente anche recentemente nella grande arte di Alberto Burri: in alcune occasioni la sua opera grafica ha anticipate certe stagioni della pittura.

Con la grafica! del resto, Carlo Guarienti ha cominciato il suo lavoro artistico. L’incompleto catalogo della sua grafica, pubblicato nel ’77 dalle edizioni del Naviglio a Milano, con una bella introduzione di Giancarlo Vigorelli (un catalogo, che andrebbe molto ampliato e aggiornato), si apre con un’opera realizzata a Firenze proprio nel ’42. Guarienti aveva 19 anni; era studente di medicina a Firenze: presso l’accademia frequentava il corso della cattedra di preparatore di anatomia artistica, un corso collegato direttamente alla facoltà di medicina nel corso di anatomia che faceva capo al Direttore, Dr. Fazari. Lì aiutandosi con il piccolo torchio e con lo zinco messo a disposizione dall’accademia di Belle Arti, ecco la prima opera grafica, senza titolo, tirata in “alcune copie”. Il catalogo al quale faccio riferimento riporta, quasi tutte in bianco e nero, una settimana di riproduzione di grafica, che spesso nascono anche dalla illustrazione di libri, come questo “Pretesti” che è presente in questa mostra. Guarienti ha lavorato graficamente un pò dappertutto e, dunque, per più di 45 anni: 47 per l’esattezza. Si ripercorre una strada continua di ricerche, di approfondimenti, di prese di possesso di una tecnica nuova. A differenza forse di quanto accadeva nella pittura se, dipingendo nel ’46 il famoso “San Girolamo”, Guarienti dava l’idea, a 23 anni, di possedere già ogni possibile tecnica illustrativa,quasi un grande patrimonio messo da parte, per spenderlo poi con continue indagini, approfondimenti, conquista di spazi e di libertà. Chi esamina la grafica di Guarienti e anche questa ora esposta, si accorge di alcuni originalissimi fondi delle opere sue: sono messi come fondi certi foglietti di scrittura del sette e ottocento, carte ritrovate in casa o acquistate presso studi di notai che chiudevano i battenti, e che diventando fondi, danno un nuovo spazio e una nuova armonizzazione all’opera. Con un proprio valore coloristico ed espressivo e prestandosi a quella posizione di enigmaticità e di ironia che è per lo più presente nell’opera di Guarienti. Tentando di aprire un discorso critico sull’opera non soltanto grafica di Guarienti – scrive Vigorelli nel ’77 – finiremo per procedere come in un labirinto, di enigma in enigma”. Mettendo bene in guardia che “ogni sua opera è sempre a doppio significato”. Dal ’75 Guarienti lavora graficamente per lo più con la 2RC di Valter Rossi, e certamente vi trova attrezzature e possibilità di collaborazioni tecniche di grande qualità.

 Ho seguito la lavorazione della ” Natura morta con brocca” (82 cm x 100), bellissima opera ed ho visto alcune prime prove di stampa: ebbene, attraverso la ridistribuzione dei colori, attraverso la ridefinizione degli sfondi e degli oggetti, si andava via via verso una ariosità e un’armonia quai perfette. A proposito dello scambio tra grafica e pittura, ho anche visto a casa di Carlo il quadro con gli oggetti rovesciati, realizzato, appunto, per “Una natura morta con brocca”, che precedeva l’opera grafica. In più, allo studio, ho vista una nuova versione dello stesso soggetto, che risulta molto differente, ma sempre molto persuasiva, nata dopo la realizzazione grafica. Ecco gli elementi che si completano, che si fondono e che aprono nuove strade sia alla grafica che alla pittura. Rimanendo nel panorama italiano della vita figurativa di questi ultimi decenni, io credo che Guarienti, meglio di altri e insieme agli altri migliori, si possa guardare e capire,sentendolo profondamente contemporaneo, per quella rivoluzione, proprio della nuova possibilità di vedere che, in tempi diversi ma tra loro legati, hanno svolto Morandi con la sua pittura e la sua grafica, e Burri con la sua pittura, anch’egli, e con la sua grafica. Non che Guarienti dipenda da loro, non che gli somigli, ma certo è un artista che ha sentito che dopo la rivoluzione di questi due grandi maestri, bisognava accostarsi con altro passo alla rappresentazione della realtà, alla rappresentazione dello stato d’animo, alla invenzione della nuova poesia.