Victor Pasmore

The space within – 1978

Testi di Valeria Gramiccia e Giorgio Careri

Queste nuove incisioni di Pasmore, eseguite all’acquaforte e acquatinta tra la fine dei 1977 e il 1978, nascono con ‘Il Mostro”.

‘Il Mostro” infatti è la prima incisione che Pasmore esegue senza partire da un progetto. Ha davanti a sé solo una lastra verniciata sulla quale versa una soluzione che scorrendo scioglie la vernice, scoprendo così le forme che saranno poi morse dall’acido e modellate dall’acquatinta. Opera, quindi, tutte le modifiche che ritiene necessarie, come spostamenti di elementi o aggiunte di nuovi elementi. Con questa tecnica Pasmore ha potuto creare direttamente sulla lastra cogliendo momento per momento il suggerimento che l’immagine gli proponeva: usando direttamente la lastra come progetto.

Questo modo di procedere, malgrado l’apparenza, non lascia spazio al caso. E’ l’artista che muovendo la lastra, guida e controlla la forma che si determina. Pasmore ha potuto così ottenere delle forme ampie con margini morbidi e mossi che altrimenti sarebbe stato più difficile raggiungere. Con questa tecnica sono nate, oltre a”Il Mostro” anche “La Guerra”, “The Blue Between”, ” Un bel dì vedremo”.

Questo ultimo titolo è dato da Pasmore alla grande stampa verticale. Il fatto che sia andato a cercare lo spartito pucciniano per ricopiarne le note, non è casuale: è quasi un voler richiamare l’attenzione sull’importanza che esercita la musica su di lui, di come è evocata nella sua pittura. Alcune volte le forme che fuoriescono dallo spazio definito della lastra si presentano come una nota acuta: altre volte le pause, i rapporti – giocati ora sui bassi quasi monocromi (come nella—Grottadi Calipso” e la “Grotta di Calypso Due”), ora sulla dissonanza, (Immagine Grafica Due”, “Blue Mandorla”) – mantengono i ritmi di una partitura musicale.

Queste grafiche, pur nella novità dell’esecuzione, rappresentano così bene la continuità dell’opera di Pasmore. Continuano a proporci le grandi composizioni quasi da murale e il rigore delle sue forme costruite, mai private della libertà e dello spirito che sono sempre insiti nella sua opera.


La forma biologica è l’area di incontro fra interno ed esterno. Nell’interno si svolge la trasformazione dei flussi che vengono dall’esterno e che qui ritorna­no con un processo continuo. La forma biologica assegna il posto all’interno ed all’esterno, separa le due parti ed insieme le unisce. Ha una funzione vitale perchè senza scambio tra le due parti non può esserci vita. La forma biologica è aperta alle due parti.

Il processo di trasformazione biologica si svolge con cicli temporali: per moltiplicare se stesso l’interno cresce nell’esterno. La forma biologica partecipa al processo, e vista nello spazio cambia nel tempo. Ma la funzione della forma, ralizzata con una successione temporale di diverse strutture spaziali, resta invariata. La sua funzione è unire sempre l’interno all ‘esterno, connettere le due parti mentre cambiano insieme.

In un cactus del deserto noi vediamo prima la spina, poi il fiore, e poi il frutto pieno di semi. Il seme è dato all’esterno perchè il processo possa ripetersi con un ritmo uguale, e moltiplicarsi. Noi non possiamo fissare in una sola forma del cactus il suo processo vitale. È l’insieme delle sue forme ad aprire il senso della sua unità vitale, come una continua cre scita di ordine.

La forma artistica è il luogo di incontro tra l’artista e il mondo esterno. Sul la tela prende posto una immagine per essere trasformata in un gioco fatto di spazi e di tempi, fino ad essere riconosciuta dall’artista come la nuova immagine·, I’opera compiuta. È sulla tela che l’artista incontra il suo mondo esterno, è sulla tela che noi possiamo incontrare il suo mondo interno. La forma artistica è apertura fra lui e noi. ‘

La forma artistica, quando ancora è tra le mani dell’artista, appartiene a lui come spina e fiore al cactus del deserto. L’opera compiuta invece è come il frutto carico dei semi, dato all’esterno perchè si ripeta un processo uguale. L’opera artistica ha la funzione di un segno fuori dallo spazio e dal tempo, un segno inteso come espressione simbolica di un processo di trasformazione, adatto ad essere comunicato per generare un processo simile a quello che lo ha creato.