Studio Victor Pasmore

Malta
Testo di Valter Rossi da La vita è segno

Entrare nella casa di Victor e Wendy Pasmore fu come trovarsi all’interno di un’opera dell’Artista, non più inglese, ma straordinariamente mediterranea. Tutti gli elementi, anche i più funzionali, facevano parte di un disegno architettonico all’interno di una sua opera pittorica.

La luce di Malta, così abbagliante, veniva smorzata solo dalle ombre che all’interno del grande patio nascondevano le stanze prospicienti, negando all’occhio la possibilità di entrare nei dettagli e di definire gli spazi.

Solo gli elementi assolati scattavano per le ombre riportate, creando delle assonanze quasi musicali volute dall’artista con molta precisione e calcolo. Il titolo dell’opera poteva essere: “Abstract in the Garden”.

Mi resi conto che tutti noi vivevamo quell’atmosfera in modo astratto, metafisico; come sospesi, non riuscivamo a sentirci in una posizione definita, ma, praticamente, era uno spazio che non ci poteva accogliere. Non eravamo stati previsti tra gli elementi utili in quella composizione.

La piscina di Pasmore fu per i miei figli il punto accogliente della casa che godettero per giorni.

Noi lavoravamo con Victor cercando di creare le basi di un rapporto d’amicizia e di lavoro che sarebbe durato per un trentennio.

Realizzammo senza incertezze l’incisione per l’Unesco. In quella prima opera grafica cercammo solo equilibri di forme e di colore, sicuri che avremmo fatto ben altri percorsi insieme.

Per Pasmore l’incisione era il modo per avere un certo ordine definito, un obbligo al rigore anche perché nel suo modo di dipingere poneva sempre dei tempi di maturazione assai lunghi.

Le opere uscivano dal suo studio già vissute e le incertezze tecniche, poco interessanti per lui, venivano mediate dalla patina del tempo.